Un anno dopo

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Mi sono ricordata di questo blog.

Mi annoio a morte, sono a un passo dal comprare una rivista di cucito, un gomitolo di lana e creare sciarpine per tutti.

Mi sto annoiando veramente tanto, mangio, mangio e sto al computer e mangio ininterrottamente da giorni.

Comunque.

Se non ricordo male questo blog è nato per raggiungere degli obiettivi ben precisi, che ora non ricordo esattamente, ma più o meno erano

dare un casino di esami e laurearmi (FATTO)

e dimagrire (FATTO).

Chiaramente non si dimagrisce mai abbastanza, però posso ritenermi soddisfatta e fissare così i nuovi obiettivi. Nuovi obiettivi sintetizzabili più o meno in due parole: dimagrire ancora. LOL, scherzo.

Devo assolutamente imparare a essere puntuale. Mi ritrovo sempre a fare le cose all’ultimo momento utile, all’ultimissimo momento utile o addirittura anche oltre.

Non va bene. Alla lunga è stressante.

Ed è per questo che oggi, 29 ottobre, ho iniziato a cercare i regali di Natale.

In realtà faccio così ogni anno, e ogni anno la ricerca si conclude il 24 dicembre, o anche il 27, se riesco a rimandare gli incontri con gli amici visto che non ho ancora nessun regalo per loro. Tanto sono abilissima a rimandare.

Un’altra cosa che voglio fare a proposito del Natale è decorare degnamente questa casetta. Tutto bianco a sto giro. Ho abbastanza tempo da perdere su Pinterest e su tutti quei blog troppo carini con pupazzini di stoffa, pacchettini deliziosi e tutto il resto.

Poi. Ho una whishlist che Dante levate. Non mi metto a fare l’elenco adesso perché mi è venuta fame.

Vado a cercare altri tortellini crudi.

Senza titolo, che oggi siamo affranti.

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In questi giorni sto collezionando figure di merda. Mi sento un attimo a disagio.

Credo di avere un problema. Non riesco a superare queste situazioni. Mi sento come se non volessi mai più rivedere e sentire le persone coinvolte. Ma non succedeva che ci si rideva su e tutto tornava come prima?

Cosa mi sta succedendo? Cos’è? Insicurezza? Troppa voglia di sembrare sempre perfetta? Ma aiuto. Non voglio vivere così, voglio essere più easy.

 

Questo è un periodo di merda, comunque. Troppe aspettative, troppe pressioni, troppo stress, nervi troppo tesi e pianto troppo facile. 

Come se ne esce?

Le tisane calde non bastano. La cioccolata con la panna è appena sufficiente, ma solo per un momento, che in quello dopo mi sto già crucciando per tutte le calorie ingerite.

Forse dei baci forti? Un po’ di yoga? Shopping?

Ma dello shopping-senza-soldi ne vogliamo parlare? Che cazzo di gusto c’è a girare per negozi senza potersi permettere niente? Ma la mia frustrazione si impenna proprio.  

Bon. Aspettiamo tempi migliori, che arrivano sicuro.

Prima o poi.

Profonde riflessioni esistenziali.

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 Il rosso mi piace solo sulle rose, sulle unghie, sulle labbra e sul cielo al tramonto.

Nel mio armadio di rosso c’è solo una maglietta. L’ho comprata appena mi sono fatta bionda, che tutti sappiamo quanto sta bene il rosso alle bionde.  

Il rosso è un colore forte. Non a caso è il colore del sangue, e del cuore. Credo che anche altri organi si presentino rossi quanto il cuore però.

Comunque, il rosso simboleggia l’amore. E le ferite. E la passione. E la sofferenza. Contemporaneamente.

La vita ci offre molteplici spunti, dai quali è nata questa inutile riflessione.

Provate a tingervi i capelli di rosso. Non andrà mai più via. Dopo dieci anni dalla prima e unica e scriteriata tinta rossa, i miei capelli wannabe biondi tendono ancora testardi e bastardi all’arancione.

E poi provate a tingere una parete della vostra bella cameretta di rosso, in un momento di forte squilibrio psicologico. Non andrà più via. Solo dopo sedicimila mani di bianco e dei bicipiti grossi così.

E lo smalto rosso? Lascia tracce indelebili. Unghiacce giallacce. Che bisogna continuare a coprire con altro smalto rosso, che ci piace troppo. Anche se tutte le volte che devo toglierlo mi pasticcio tutte le mani e devo scomodare tutti i santi.

Il rosso è un colore troppo forte per me. Io sono una tipa rosa. Rosa cipria.

Insomma, provate a paragonare una ferita a una tinta rossa…o l’amore allo smalto rosso.

Capito cosa voglio dire?

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Stupidi pesci rossi

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L’odio profondo verso quelli che mentre ti stringono la mano dicono “ahah guarda, non dirmelo neanche come ti chiami, che me lo dimentico tra dieci secondi”

Allora, ecco le mie considerazioni:

1) Vaffanculo

2) Vaffanculo ancora

3) Credi che invece il tuo di nome rimarrà impresso nei secoli dei secoli nella mia memoria?

4) Ma non lo vedi che sei veramente maleducato?

Tutti si credono un sacco fighi, tipo “guarda, conosco talmente tanta gente che non posso ricordarmi mica il tuo nome” o “guarda, davvero, non mi interessa chi sei”.

Ora, questa cosa è un sacco snob, come ci piace tanto, ma è veramente maleducata, e questo non ci piace peggnente.

E poi si mette in imbarazzo l’interlocutore, che appunto potrebbe sentirsi un cazzo di nessuno, mentre per diventare capodelmondo è fondamentale il consenso delle genti.

Io non lo faccio mai. Mi limito a rispondere “si caro/a, stessa cosa, ovvio che anche io non mi ricordo già più il nome che mi hai appena detto, che ti credi”

E invece mento.

Intanto perché basta ascoltarlo questo cazzo di nome, e a meno che tu non sia un vecchio pesce rosso rincoglionito NON PUOI dimenticarlo dopo pochi secondi.

E poi mento perché ho una fottutissima incredibile memoria per i nomi. Li ricordo tutti. Nomi e cognomi, anche dopo anni, anche se ho visto il profilo facebook di sfuggita una sola volta.

Il tutto ovviamente accade anche dopo aver letto i titoli di coda dei film, o dopo una breve visita al cimitero.

In un certo senso questa favolosa abilità mi fa sentire potente. Spiego: io so chi sei, so chi sei quando ti vedo per strada, quando sei in fila alla cassa vicino a me, quando credi che nessuno ti abbia visto fare quella cosa imbarazzante, so chi sei SEMPRE.

Voglio lo stalking come disciplina olimpica.

Coseacaso

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Ho appena acceso la tv, e chi ho trovato? Oche, nude, sculettanti, tante, bionde.

Quale minuscola nocciolina devi avere nel cervello per voler fare la velina? No aspetta però, ognuno fa quello che vuole, non si giudica, magari sono ragazze intelligenti….

non scherziamo.

Oh, e non si offendano le bionde, me è bionda. O almeno così voglio credere, fino a quando la mia testa non diventa arancione. E allora poi ho da ridiventare quasibionda. E così via.

Sono in astinenza da smalto. Ho questo nuovo obiettivo che è far tornare le mie unghie del colore originale: no more unghie gialle, no more unghie sfasciate. Quindi, per nostalgia, mi sono messa a riordinare i cassetti degli smalti. Ma sono proprio tanti, e avevo anche accumulato una discreta quantità di colori osceni prima di donarmi anima e portafoglio ai rossi e ai nude. Che oVVove.

ODDIO! La poveretta del film di canale 5 (purtroppo il momento delle stupide oche è terminato) credeva che il tizio la volesse sposare e invece nella scatolina c’erano degli orecchini. Che cose.

Tornando agli affari importanti, cioè gli smalti, li lascio tutti a mia cuggina.

È tutto.

Diet: mode ON ??

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Today’s pranzo:

  • 70g manzo alla griglia (no olio, no sale)
  • n.1 cetriolo
  • n.1 pomodoro
  • n.1 zucchina
  • n.1 pesca

Prevedo yogurt e altre pesche per merenda, e una pizza per cena. Piccola. Margherita. Giuro.

È sabato!!

E poi, no more carbs. Fino alla prossima pizza, of course.

Potrebbe funzionare? Forse sto sbagliando qualcosa…

L’anno scorso, nel periodo di Natale -no, quindi, Natale 2010, più di un anno fa- iniziai a vedermi più….rotonda.

Coraggiosamente presi la bilancia e…..oddio, svengo…..l’ultima volta che ci sono salita segnava 13 chili in meno.

Come è potuto succedere?? Panico. Ecco cosa fare:

1) Correre urlando da madre e padre accusandoli di non avermi avvertito

2) Chiamare Lui urlando accusandolo di non avermi avvertito

3) Chiamare amici vari urlando accusandoli di non avermi avvertito

4) Cercare su google “perdere 13 chili veloce veloce”

5) Dichiarare guerra ai carboidrati. Da subito. Ma è Natale! DA SUBITO, ho detto.

Stoicamente partecipai ai vari cenone/pranzo/avanzidelpranzo di Natale e Capodanno. Senza. toccare. pane. e. pasta.

E così continuai fino a giugno, quando riuscii a entrare in una taglia in meno e mi sentii autorizzata ad adagiarmi sui carboidrati sugli allori.

La dieta non era strutturata in maniera perfetta, nel senso che evitavo pane e pasta senza però controllare la quantità di altri tipi di cibo, e soprattutto senza evitare tutti gli altri cibi contenenti carboidrati. Comunque un po’ ha funzionato. Ho perso 7 di quei 13 chili (in 6 mesi, tempo lunghissimo, ok, ma chi va piano ecc ecc) ed ero comunque molto soddisfatta per la determinazione che avevo mostrato a me stessa, folle amante di pane e pasta.

Da luglio e per tutto l’inverno ho ricominciato a mangiare tutto e sorprendentemente il peso è aumentato di un solo chilo, che ho perso in breve tempo stando più attenta alle quantità.

Ora, rieccomi dove avevo lasciato, cioè a 6 chili dall’obiettivo finale. Il peso forma. Non la magrezza. Quella non arriverà mai, ho le ossa grosse.

Non sono ancora entrata completamente nel mood dieta, ma ho iniziato a pesarmi tutti i giorni. Mi aiuta a regolarmi, anche se non tutti sono d’accordo con questo “rito quotidiano”.

Stamattina, al settimo giorno, la bilancia segnava mezzo chilo in meno.

Buono, mi merito una pizza.

Tanta bella ggente

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Tu, stupida commessa di Kiko che mi metti lo smalto in un dito prima che me ne possa accorgere, annullando così tutti i miei sforzi per disintossicarmi da smalto e acetone dopo 8 giorni di astinenza e repressione, muori.

E tu, estetista abbronzata e troppo profumata, che vuoi sgambare un pochino di più un pochino di più un pochino di più, muori. Che la crema depilatoria è più simpatica di te.

E voi tutti, che alla visione del mio colorito infilate una battuta dietro l’altra sul sole e sul mare, morite. Che non sono pallida, ma candida e eterea, di porcellana.

E tu, tu…quarantenne calvo con i pantaloni bianchi così bianchi che ti vedo gli slip neri, davvero amico, NO.

E poi tu, vecchia sudata che sullo stvascicapovevi mi fai alzare perché vuoi il mio posto, quando ce ne sono altri venti liberi, muori. Ah no, forse arrivo tardi.

E anche tu, coraggiosa portatrice di prosciutti gelatinosi e bucherellati, muori. Che con gli shorts bianchi non ti si può guardare. Troppa autostima nuoce a chi ti sta intorno. Sei indecente. Punto.

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Prima che sia troppo tardi.

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Apro il freezer, cerco qualcosa di fresco. Una sola ultima coppetta all’amarena, di quelle con le meringhe in fondo che mi sorprendono sempre. 

Richiudo e vado via. E non è perché sto rispettando la dieta, ma perché Lei adora quelle coppette. 

Ho imparato a preoccuparmi per Lei, a pensare a Lei, a metterla al primo posto come mai avevo saputo fare, dal 18 ottobre scorso.

Quel giorno non lo dimenticherò mai,  perché ho pianto come non mai, perché il cielo mi è caduto addosso, perché il crollo non è stato rumoroso, ma il silenzio assordante.

Lei torna a casa dopo il lavoro come sempre, stanca. Ci trova a tavola, si siede con noi e ci dà la notizia che forse stavamo aspettando, o forse non troppo. 

Mi alzo trattenendo le lacrime e inizio a lavare i piatti. Per la prima volta nella mia vita. Senza che il pranzo sia finito.

Alle mie spalle, mio padre la abbraccia e la rassicura. Anzi, no. Lei lo rassicura. Come sempre.

Quella sera, il parco vicino a casa ha bevuto tutte le lacrime che avevo in corpo. 

È stato terribile, doloroso, ma oggi posso lasciare a Lei l’ultima coppetta all’amarena con tutte le meringhe in fondo.

È stato altrettanto terribile e doloroso rendermi conto di quanto Lei fosse importante, di quanto non la facessi sentire importante. Tutto era così scontato, ma da un giorno all’altro tutto può cambiare.

Tutte quelle storie del dire cose come ti amo, scusa o lavati prima che sia troppo tardi sono vere. Cazzo se sono vere.

Primi passi

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Sono una tipa metodica. Programmo sempre tutto e considero ogni possibile conseguenza, ogni pro e contro. 

E questo anche quando si presentano situazioni inaspettate. Mi basta poco per poter valutare la scelta migliore.

Il problema è che non sempre si fa come dico io, ma finisce sempre che avevo ragione.

Io ho sempre ragione, ok? Non è presunzione, è pura e semplice razionalità.

Razionalità… questa sconosciuta. Perché in questo mondo tutti agiscono e ragionano a cazzo a caso?

Non è difficile: è tutto una concatenazione meccanica di cause e effetti, a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e bla bla bla, quindi sarà sufficiente azionare il cervello e obbedire ai suoi logici comandi.

Ma c’è un problema. La ggente non aziona il cervello, fa la stupida. La ggente preferisce non surriscaldare la mente. La  ggente usa il…cuore? 

 

In questo periodo mi prende così, sono annoiata, scazzata, ce l’ho col mondo. Tutti mi sembrano stupidi, apatici, inutili.

Sarà che ci sono 40 gradi da almeno due settimane e io ho passato l’ultimo mese a studiare per due esami che sono andati male?

Sarà che la prova costume anche no, e devo mettermi assolutamente a dieta? 

O sarà che i miei piccoli sogni di gloria sembrano sempre più complicati da raggiungere? 

Ok, first step: fissare gli obiettivi. Semplici, coerenti, a lungo termine.

  • Perdere 6 chili, per stare meglio con me, con Lui, con i jeans che ormai vanno stretti.
  • Studiare: 11 esami in 11 mesi.

Ce la facciamo? Ci chiudiamo in casa per questi 11 mesi? Ci rientriamo in quei pantaloni nuovi nuovi che mi stavano benissimo? 

SI, certo che ce la facciamo.

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