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Apro il freezer, cerco qualcosa di fresco. Una sola ultima coppetta all’amarena, di quelle con le meringhe in fondo che mi sorprendono sempre. 

Richiudo e vado via. E non è perché sto rispettando la dieta, ma perché Lei adora quelle coppette. 

Ho imparato a preoccuparmi per Lei, a pensare a Lei, a metterla al primo posto come mai avevo saputo fare, dal 18 ottobre scorso.

Quel giorno non lo dimenticherò mai,  perché ho pianto come non mai, perché il cielo mi è caduto addosso, perché il crollo non è stato rumoroso, ma il silenzio assordante.

Lei torna a casa dopo il lavoro come sempre, stanca. Ci trova a tavola, si siede con noi e ci dà la notizia che forse stavamo aspettando, o forse non troppo. 

Mi alzo trattenendo le lacrime e inizio a lavare i piatti. Per la prima volta nella mia vita. Senza che il pranzo sia finito.

Alle mie spalle, mio padre la abbraccia e la rassicura. Anzi, no. Lei lo rassicura. Come sempre.

Quella sera, il parco vicino a casa ha bevuto tutte le lacrime che avevo in corpo. 

È stato terribile, doloroso, ma oggi posso lasciare a Lei l’ultima coppetta all’amarena con tutte le meringhe in fondo.

È stato altrettanto terribile e doloroso rendermi conto di quanto Lei fosse importante, di quanto non la facessi sentire importante. Tutto era così scontato, ma da un giorno all’altro tutto può cambiare.

Tutte quelle storie del dire cose come ti amo, scusa o lavati prima che sia troppo tardi sono vere. Cazzo se sono vere.

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